Con il passare degli anni le certezze giovanili lasciano sovente il posto ai dubbi dell'età matura e talvolta, senza preavviso, si imparano cose nuove che mettono in discussione anche le più granitiche convinzioni.
Alcune sere fa, durante una nota trasmissione televisiva, un consesso di importanti politici, tra cui un ex ministro della repubblica, e giornalisti di fama discutevano di temi economici ed i telespettatori hanno avuto la possibilità di apprendere che "i finanziamenti della BCE sono serviti a ricapitalizzare le banche".
Ricapitalizzare significa essenzialmente ricostituire, dopo una diminuzione, il capitale di un'impresa con nuovi conferimenti, con l'accantonamento di utili o con altri provvedimenti.
A meno che negli "altri provvedimenti" non rientrino i finanziamenti della BCE, non è facile comprendere come l'assunzione di un debito da parte di una banca si possa tradurre, per la stessa, in "nuovi conferimenti o accantonamento di utili".
Rimanendo in tema, i partecipanti al "Talk Show" si sono largamente intrattenuti sui motivi per cui, al momento, non si vedono effetti di questa liquidità sull'economia reale ed anche sul "quando" le imprese potranno beneficiare di queste "ricapitalizzazioni".
La risposta alla prima parte di questi interrogativi sta nella tecnicalita' stessa dello operazioni mentre per la seconda parte l'unica risposta ragionevole e' "mai".
I finanziamenti concessi dalla BCE alle Banche sono di norma assistite da "collaterale"; in pratica, per ottenere un euro in prestito la Banca deve depositare in garanzia il controvalore di un euro o poco più in titoli cosiddetti "eligible", cioè "graditi".
Pertanto, una Banca che volesse effettuare nuovi prestiti alla clientela attingendo alla liquidità fornita dalla BCE dovrebbe prima essere provvista delle disponibilità necessarie per acquistare i titoli da offrire in garanzia; ma se la Banca avesse tali disponibilità non avrebbe bisogno di accedere ai finanziamenti BCE.
Non sembra quindi questa la strada giusta per finanziare nuove iniziative.
Per finanziare le imprese occorre che le banche aumentino la raccolta da clientela, nelle varie forme tecniche, e che si rimetta in moto il mercato dei depositi interbancari che, negli ultimi anni, ha visto un progressivo crollo dei volumi.
Per far ciò è indispensabile che ritorni la fiducia nel sistema bancario.
Gli Istituti di Credito devono adoperarsi per costruire con il cliente un rapporto nuovo basato su correttezza, lealtà, efficienza e collaborazione, gli utenti devono selezionare e scegliere il banchiere sulla base di correttezza e competenza, evitando tuttavia di prestare ascolto a tutti coloro che hanno costruito un'attivita' sulla denigrazione delle banche.
Occorre ricordare che il sistema bancario italiano ha resistito meglio di altri alla crisi, non ha richiesto interventi di salvataggio e continua faticosamente a supportare il sistema produttivo.
Un ritorno alla fiducia potrà invertire la spirale che sta affogando il sistema, consentendo una ripresa dell'attività creditizia e, di conseguenza, un aumento delle risorse finanziarie disponibili per il sistema produttivo.
come sempre lucido e chiaro. L'ignoranza di chi partecipa ai dibattiti televisivi o il loro populismo e' tra le cause della decadenza della nostra civilta'.Produce solo zizzania.
RispondiEliminaStefano de Stefano